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| CARNERA, IL PRIMO GRANDE CAMPIONE DAL PUGNO DI FERRO |
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| Scritto da Acida Dolce | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Mercoledì 17 Dicembre 2008 00:07 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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« Ho preso tanti pugni nella mia vita, veramente tanti. Ma lo rifarei perché tutti i pugni che ho preso sono serviti a far studiare i miei figli ». Con queste parole ha fatto il suo debutto ieri in prima serata su Canale 5 la miniserie in due puntate “Carnera. Il Campione più Grande”. Diretta da Renzo Martinelli, racconta la vita privata e professionale di Primo Carnera, il primo (nomen omen) pugile italiano a vincere il Campionato Mondiale dei pesi massimi nel 1933. Con la voce fuori campo del protagonista inizia il flashback che, dalla vittoria del titolo mondiale, ci riporta all’infanzia a Sequals, paesino in provincia di Udine in cui Carnera vive fino alla fine della guerra, quando si trasferisce in Francia dagli zii. I primi anni sono un susseguirsi di lavori pesanti, prima nelle costruzioni poi a consegnare la legna dove viene sfruttato per la sua mole. Più passa il tempo, più aumenta la statura. E con la statura, la fame. Ma i soldi per mangiare non bastano mai. La svolta arriva quando viene notato per caso da Paul Ledudal (Paul Sorvino), il direttore di un una specie di circo, un baraccone itinerante in cui gli spettatori potevano assistere ad incontri di lotta. Ma è solo dopo essersi imbattuto per strada con Paul Journée, ex campione francese dei pesi massimi che lo teneva d’occhio da tempo, che la sua vita cambia. Dapprima titubante, Carnera accetta la sfida dell’ignoto, della vita spesa per uno sport che non conosce e non ha mai praticato pur di non sentirsi più un fenomeno da baraccone. Sottoposto a un duro allenamento, fatto di flessioni su palloni di cuoio e carretti tirati con la forza delle braccia, viene proposto al più famoso manager di boxe di quei tempi: Léon Sée (F. Murray Abraham) che, colpito dalla stazza e dalla potenza di Carnera, decide di fare di lui un campione. E l’impresa riesce il 29 giugno del 1933, quando Primo Carnera dopo sei round mette ko Jack Sharkey, diventando il primo campione del mondo italiano dei pesi massimi. Le aspettative per la fiction prodotta da Mediaset erano talmente alte che sono state organizzate ben due anteprime, a cui hanno partecipato personaggi dello spettacolo, dello sport e della politica. La prima il 22 aprile scorso al Madison Square Garden di New York e una seconda il 30 aprile sul lago di Como, per far godere lo spettacolo anche alle personalità nostrane. Definita “la più gigantesca operazione di post-produzione mai effettuata in Europa”, per la realizzazione sono state necessarie 1500 inquadrature digitali, quasi due anni di lavoro per ricostruire virtualmente le grandi arene del passato in cui Carnera ha disputato le sfide più importanti, come la Wagram Hall di Parigi, la Royal Albert Hall di Londra o il Madison Square Garden di New York. Per non parlare della cosiddetta “crowd replication”, ossia l’aggiunta, anche questa virtuale, del pubblico sugli spalti delle arene in modo da dare l’illusione di uno stadio piena risparmiando sui costi delle comparse e della scenografia. Non si è lesinato nemmeno sul cast, che certo è di tutto rispetto: oltre al protagonista Andrea Iaia, sconosciuto ai più, ma da una decina d’anni attore di teatro, Anna Valle (Pina Kovacic, la unica e adorata moglie), Burt Young, Paul Sorvino, Fahrid Murray Abraham, Paolo Seganti e Kasia Smutniak. Oltre a qualche appunto da fare in fase di doppiaggio – tipo la scelta di caricaturare alcuni personaggi con una poco credibile e non necessaria cadenza francese (visto che interpretano dei francesi, o ce l’hanno tutti o non se ne capisce il motivo), probabilmente per rendere la figura del direttore del circo ancora di più una macchietta, come se non bastasse l’altezza e il peso – la miniserie è indubbiamente un buon prodotto, sia per la fattura che per il contenuto. Dopo una serie infinita di fiction religiose su papi, santi, preti e missionari – che, per carità, hanno una loro funzione sociale e anche storica, visto che l’Italia è nota per dimenticare facilmente il passato – finalmente un prodotto che si occupa di raccontare la vita di un ragazzo normale, semplice, un uomo che ha voluto dimostrare di avere talento con il lavoro, l’impegno e i sacrifici, riuscendo a compiere, questo sì, un miracolo: quello di elevarsi dalla folla diventando il primo campione del mondo italiano di boxe, rimanendo umile, onesto e generoso verso chi lo amava. Che in tempi di isole, di talpe e di veline non è cosa da poco...
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