LA TERRA DOPO L’UOMO, un docu-fantasy troppo surreale per History
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Scritto da Telesociologo
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Sabato 01 Novembre 2008 13:05 |
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L’evoluzione del factual non conosce sosta né limiti, come più volte abbiamo notato anche sulle pagine di Format Tv e in particolare per i format di Rai Tre, ma stavolta la commistione di generi attinge alla narrativa fantasy, per un documentario a tema apocalittico: “La Terra dopo l’uomo”, uno speciale prodotto da Louis C. Tarantino e trasmesso in questi giorni da History Channel anche sul nostro satellite, non è certamente il primo programma che potremmo classificare come “docu-fantasy”, ad indicare una sorta di fiction realizzata con sottese funzioni di documentario scientifico, ma spiazzante per il suo spunto narrativo un po’ eccessivo, in rapporto alle aspettative di realismo che si suppongono demandate al genere e al tema così come pareva annunciato. Se difatti in altri programmi del genere il carattere fantasioso tende ad essere già contenuto nella base del format (vedi “Prehistoric park”, in onda un anno fa su La 7, dove la trama inscenava il contesto di una riserva zoologica vicino ad un cunicolo spazio-temporale, dove il protagonista Nivel Marven viaggiava tornando poi con esemplari di dinosauri e mammut), qui la premessa annunciava scenari abbastanza realistici: il dominio che la natura riprenderebbe sul nostro pianeta dopo la fine dell’era umana, una fine collocata nell’epoca attuale, coi manufatti che simboleggiano le civiltà umane odierne e le rovine di quelle precedenti. “Ma non vi racconteremo di come potremmo sparire, bensì quello che accadrebbe al mondo che lasciamo”, recita l’introduzione: inizia così, a sorpresa, la ricostruzione di un’evoluzione naturalistica che si basa sull’improvvisa scomparsa degli uomini, non per qualche cataclisma che sconvolga il pianeta o per un esodo più o meno organizzato, bensì come se l’intera razza umana potesse svanire nel nulla, di punto in bianco, come teletrasportata via contro la propria volontà; scenari insomma, che sarebbero scartati persino dalle fiction di fantascienza più ardita.
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Breaking Bad – il nuovo orizzonte delle serie-tv
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Scritto da Alex
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Venerdì 31 Ottobre 2008 12:53 |
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Altro nuovo pezzo, altro nuovo collaboratore per Format TV. E' la volta del bravissimo Alex, esperto, in particolare, di serie tv inglesi e americane. Non a caso la sua prima recensione è su "Breaking Bad", una serie non ancora in onda in Italia. Negli ultimi anni le potenzialità narrative del formato serie-tv sono state esaminate e setacciate in lungo in largo, spinte fino a dei confini impensabili. Le televisioni satellitari hanno avuto una funzione decisiva nel promuoverle e svolgere il ruolo di piattaforma libera dove testare qualità e soprattutto apprezzamento. Molte serie nascono e muoiono nel giro di pochi mesi, senza lasciare traccia del loro passaggio nel tubo catodico; tantissime faticano ad oltrepassare indenni gli oceani e i mari e nemmeno lo spazio costellato di satelliti riesce a trasmetterne la presenza al di fuori delle mura domestiche. Negli U.S.A. il trend viene ovviamente cavalcato come fosse un cavallo imbizzarrito in un ranch del Texas, senza timori reverenziali nonostante l’indomabilità del mezzo e l’imprevedibilità della reazione e della ricezione del pubblico. Agli Emmy Award ogni anno dozzine di nuovi prodotti televisivi si contendono statuette e premi, rivaleggiando a testa alta con gli Oscar per impatto mediatico e fama dei presenti. In Italia riceviamo solamente una dose parziale, talvolta minima, di questa miriade di serie-tv e rimaniamo a lungo affezionati ai miti del passato e a più basso costo (da A-Team a Colombo passando per Beverly Hills ed X-Files, senza dimenticare gli onnipresenti e irremovibili cancri quali Walker Texas Ranger e Renegade), solitamente annoverabili al rango di “telefilm” (ovvero prodotti di stampo più metodico e dalla durata ad libitum). Piano piano il vento sta cambiando e grazie alla forza commerciale di canali specializzati quali Fox e simili e alla vasta diffusione facilitata da internet, il fenomeno serie-tv sta scalando posizioni in classifica e l’interesse, non ancora radicato in profondità e tanto meno in ampiezza, inizia ad essere rilevante. Lost ha aperto una breccia verso la popolarità mondiale e in tanti stanno tentando di passarvi attraverso, sfruttare la scia e riversarsi in massa nei palinsesti televisivi: nuovi ambiziosi formati di intrattenimento pronti a stravolgere le regole della narrativa classica, pronti a giocare con la mente degli spettatori in modo furbo, talvolta spietato, attraverso la tessitura di trame a doppio e triplo filo, che molestano i sogni del pubblico, ne condizionano le giornate e ne affastellano di dubbi la mente.
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MATRIX, un comodo salotto di comunicazione politica efficace
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Scritto da David
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Giovedì 30 Ottobre 2008 14:51 |
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Un interessante dibattito politico-sociologico si è svolto nella cornice dello studio del Centro Palatino di Roma, durante la puntata di Venerdì 24 Ottobre di Matrix. Interessante anche il carnet di ospiti, con protagonista, uno su tutti, un eclettico ma quantomeno polemico Vittorio Feltri, smorzato a più riprese dal “diplomatico” conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, per una volta chiamato a dire la sua. Il tema in questione non poteva essere che il caldo panorama di rivolta studentesca in atto in questi giorni, una rivolta pacifica (almeno per ora) fatta di studenti e non di bandiere. La rappresentanza degli stessi è affidata proprio a due studenti, figure più di presenza che di parere rilevante, a cui il bravo Mentana ha concesso solo poche parole: Michele Pignucci per Azione Universitaria e Giulia Innocenti come portavoce dei “Veltroncini”. In collegamento remoto, insieme al direttore di Libero, la direttrice de L’Unità, occupata dal disegno della prima pagina di un’edizione importantissima come quella di Sabato 25 Ottobre (giornata campale per la sinistra italiana) ma di fondamentale apporto, in risposta alle piccanti arringhe del collega Feltri. Proprio la De Gregorio accende il dibattito, contestando le iniziative di repressione firmate Berlusconi contro le occupazioni, centrando a pieno l’obiettivo della trasmissione: parte il reportage, si sentono gli studenti acclamare un’università libera, “occupiamoci dell’università” è lo slogan dominante.
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