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| SANREMO 2010:TUTTO QUELLO CHE VI SIETE PERSI NELLA PRIMA PUNTATA! CONTRO OGNI ASPETTATIVA RECORD DI ASCOLTI PER ANTONELLA CLERICI! |
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| Scritto da PAOLO | ||||||||||||||||||||||||||||||
| Mercoledì 17 Febbraio 2010 13:18 | ||||||||||||||||||||||||||||||
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Alle ore 21.10 circa, la sigla dell’EuroVisione ci annuncia l’inizio della 60esimna edizione del Festival della Canzone Italiana, in diretta dal Teatro Ariston di Sanremo. I riflettori del più ambito palco della televisione italiana si accendono per Paolo Bonolis e Luca Laurenti, che aprono questa edizione 2010, passando simbolicamente il testimone ad Antonella Clerici, traghettando in maniera scherzosa il Festival dalla 59esima edizione alla 60esima. Ottima è stata la scelta da parte degli autori di affidare i primi minuti di diretta al duo Bonolis-Laurenti che oltre ad averci strappato i primi sorrisi con gag canore e i famosissimi “buoni motivi”, hanno tenuto incollati gli spettatori al teleschermo fino all’arrivo della presentatrice. Antonella infatti dopo dieci minuti di trasmissione entra in scena a bordo di un’astronave, un grande lad-wall ascensore, made by Gaetano Castelli, dal quale esce avvolta in uno scintillante abito rosso. La serata, come preannunciato, non ha seguito la falsariga delle precedenti edizioni, soprattutto in termini di tempo, infatti è stata una prima serata molto più veloce e dinamica, ma con un grande difetto, un po’ poco piena. Solitamente quando si pensa al Festival di Sanremo ci si immagina un grande Show, avvolto si dalla magica atmosfera della musica ma anche accompagnato da momenti di intrattenimento leggero, che non solo fungono da intreccio tra un’esibizione e l’altra, ma a tutti gli effetti divertono il pubblico Sanremese. Forse quest’anno si è ecceduto un pò troppo nel voler ricercare la semplicità, la leggerezza e la velocità della narrazione arrivando ad avere uno spettacolo a mio avviso di poco spessore intrattenitivo. Complici sono stati sicuramente due fattori, prima di tutto l’emozione che come sottolinea il Signor Format nel suo editoriale di stamane, ha quasi “imbalsamato” la nostra Antonellina, che sembra aver perso qualsiasi tipo di abilità di riempire i silenzi e i vuoti che si sono venuti creare durante la serata, e poi l’assenza di una spalla, che io definirei quasi fondamentale su un palco del genere, anche per il presentatore più capace del mondo. Contrariamente ad ogni aspettativa (sia del web che della stampa) il risultato di ascolto della prima serata è straordinario visto che sono oltre 10 milioni i telespettatori sintonizzati nella serata di ieri, con lo share superlativo di oltre il 45%. Il minuto più visto è quello che ha visto l'esibizione della cantante Irene Grandi che tiene incollati oltre 14 milioni di "affezionati".
Per quanto riguarda gli ospiti della prima puntata abbiamo assistito ad una fulminea "comparsata" di Susan Boyle, che neanche il tempo di cantare che è uscita di scenaha cantato. A conclusione serata, abbiamo assistito ad uno sketch in versione "nude look" di Dita Von Teese, altrettanto fulmineo e inutile, soprattutto perché poco inerente alla kermesse Sanremese. Vera rivelazione, e forse vero punto di forza della serata è stata la presenza di Antonio Cassano, che lo abbiamo trovato sul palco dell’Ariston, spigliato, simpatico e sorridete, che tra battute e aforismi, riesce a riempire la prima e unica grande pausa della serata. Dopo questo prima analisi del grande contorno Sanremese mi soffermerei ad analizzare le canzoni dei quindici Big in gara. IRENE GRANDI con “La cometa di Halley”, presenta una canzone già sentita, un pò un ritorno al passato, agli esordi, dove il rock degli ultimi tempi era ancora distante. Noi sicuramente preferiamo lo stile degli ultimi album e non il nostalgico ritorno alle origini. VALERIO SCANU con “Per tutte le volte che”, porta sul palco dell’Ariston una canzone scritta da un giovanissimo, Pierdavide Carone, attuale concorrente del talent show Amici che a soli 20 anni firma una canzone del Festival. Nonostante l’esperienza accumulata con Maria DeFilippi si denota la grande emozione di Scanua calcare che si trova però ad eseguire una canzone abbastanza prevedibile e in perfetto "stile sanremese". TOTO CUTUGNO con “Aeroplani”, come NINO D’ANGELO con “Jammo jà”, che verranno poi eliminati dalla giuria demoscopia, non ci fanno sentire assolutamente la nostalgia per il Vecchio Festival. ARISA con “Malamorenò”, ci fa nuovamente sorridere, con una canzone che diventerà sicuramente un tormentone, una canzone molto orecchiabile che come “sincerità” investe di più sulla stranezza che sul contenuto. MARCO MENGONI con “Credimi ancora”, il secondo figlio dei talent, ci stupisce sempre con la sua magnifica voce, ma la canzone rimane un po’ nell’ombra, aspettiamo solamente di poterla risentire. SIMONE CRISTICCHI con “Meno male” finalmente ci rivela il sound della canzone incriminata, il ritmo delle polemiche tra Sanremo e l’Eliseo. Noi possiamo solo dire che dopo aver scomodato Carla Bruni, il Papa e Bin Laden, ci aspettavamo qualcosa di più, sicuramente ha proposto una canzone molo orecchiabile, che esce dai suoi schemi e che potrà essere sicuramente ricordata grazie al ritornello: “Sarkonò, Sarkosi”. MALIKA AYANE con “Ricomincio da qui”, la ragazza dalla voce contenenti tutti i colori del mondo, e ENRICO RUGGERI con “La notte delle fate”, si rivelano inaspettatamente un po’ scontati, troppo legati ai loro soliti clichè. PUPO, EMANUELE FILIBERTO e LUCA CANONICI con “Italia amore mio”, oltre ad avere ricevuto un coro di fischi e l’eliminazione a fine serata, hanno regalato agli italiani una canzone abbastanza patetica, un “inno” sistemato tra la pop music e la lirica (esperimento già effettuato in precedenza). SONOHRA con “Baby” ripropongono una canzone dal ritmo giovane e orecchiabile. Forti della vincita di due anni fa, i due ragazzi hanno capito ciò che paga sul palco di Sanremo, e ci propongono una canzone incisiva e con una particolarità, una variazione di tempo sul ritornello che la renda ancora più riconoscibile. POVIA con “La verità (Eluana)” propone una canzone molto semplice, ricca di rime baciate e dal testo eccessivamente elementare. Possiamo affermare con certezza che se non fosse stato per il titolo shock, che ha garantito una buona visibilità al Festival, non sarebbe passata alle selezioni. IRENE FORNACIARI feat. NOMADI con “Il mondo piange”,porta una canzone dove si vede il magico “zampino” del padre, ci fa ricredere sul giudizio pensato con l’esibizione dell’anno scorso, infatti vediamo una “little sugar” molto cresciuta vocalmente e molto più sicura. Purtroppo però presenta una canzone che non lascia il segno, soprattutto dove i Nomadi fungono solamente da tappezzeria. NOEMI con “Per tutta la vita” e FABRIZIO MORO con “Non è una canzone” invece lasciano il segno. L'ex concorrente di XFactor, presenta una canzone di non facile impatto “strana” ma che potrebbe diventare una hit radiofonica. Moro invece ci stupisce con una canzone con ottimi arrangiamenti e motivetto molto orecchiabile. Per terminare non possiamo che complimentarci con la direzione di quest’anno che ha deciso di accorciare la diretta, sicuramente rendendo il programma più piacevole e meno noioso, unico peccato è stato forse quello di aver tagliato parecchie dinamiche che appesantivano la scaletta, ma rendevano la narrazione più piena. Elemento da criticare è l’assoluta assenza di fiori, vorrei ricordare che Sanremo e la “Città dei Fiori”, posto nella “Riviera dei Fiori”… e allora dove sono? Con questa domanda vi do appuntamento a stasera alle ore 21.10 per la seconda puntata del Festival della Canzone Italiana, dove verranno presentati i primi cinque cantanti in gara nella categoria “Nuova Generazione”. Buona Visione!
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